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Mitski – Be The Cowboy

Essere fuorilegge anche se le leggi sono quelle del maninstream (uno di quei territori i cui confini sono diventati difficili da tracciare) è frutto di una predisposizione naturale: non si può far finta di essere liberi, con il passare del tempo il make up si scioglie e mantenere un’impalcatura dignitosa diventa un’impresa riservata a pochi.

Che Mitski Miyawaki non appaia esattamente come quel tipo di donna assillata dalla costante preoccupazione di perseguire la perfezione, lo s’intuisce dall’artwork di Be The Cowboy, quinto album in studio della cantautrice nippo-americana. Mitski ha quasi ventotto anni ma nel corso della sua vita ha vissuto in tredici Paesi diversi, non tutti esattamente “occidentalizzati”; è donna, cantautrice itinerante e padrona di sé in grado di vantare una certa attendibilità nella narrazione di quanto può essere complicato, a volte, cercare un equilibrio tra il desiderio spasmodico di solitudine e la necessità di relazionarsi con le altre forme di vita che, volente o nolente, popolano il pianeta.

Le quattordici tracce di “Be The Cowboy” si alternano tra ballate di pianoforte, intro a base di organo, raffiche di corni, percussioni costanti e riverberi oscuri circondati dalla voce narrante della protagonista, una donna impotente e soffocata alla ricerca di una forma di controllo tra la solitudine e il disordine della vita, tramalesseri, desideri (anche repressi), sacrificio e maturazione.

Concentrarsi sulla capacità dell’artista di comprimere narrative acuminate e trame sonore iridescenti in un tempo che non supera quasi mai i tre minuti rende più semplice constatare che, a oggi, nessun lavoro di Mitski è stato uguale a se stesso. “Be The Cowboy” dimostra la volontà della cantautrice di esplorare oltre i parametri del pop obliquo e del folk maniacale, mentre combina elementi di dream pop, grunge, noise e persino funk.

Brani musicalmente minimali, come Old Friende Lonesome Love, tracce più esplosive come la opening track Geysere Nobody, tossiche come A Pearl, temerarie come Come Into The Watero elegantemente noise come Remember My Name, sono legate dal sottile filo vocale di Mitski che pur muovendosi su di un’onda relativamente piatta riesce a trasmettere un’inarrestabile intensità emotiva.

L’interpretazione autentica di “Be The Cowboy” non richiede lo sforzo di compatire l’artista o lacerarsi sulle poetiche struggenti dell’amore; piuttosto, stimola a provare un’empatia silenziosa verso sensazioni inibite, pensieri frustrati e parole soffocate ma, comunque, irrazionalmente vibranti.

(2018, Dead Oceans)

01 Geyser
02 Why Didn’t You Stop Me?
03 Old Friend
04 A Pearl
05 Lonesome Love
06 Remember My Name
07 Me And My Husband
08 Come Into The Water
09 Nobody
10 Pink In The Night
11 A Horse Named Cold Air
12 Washing Machine Heart
13 Blue Light
14 Two Slow Dancers

IN BREVE: 4/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.