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Mitski – Laurel Hell

A seguito del successo dello splendido “Be The Cowboy” (2018), Mitski Miyawaki aveva dichiarato di aver bisogno di una pausa a tempo indeterminato, ma l’avvento della pandemia ha condotto l’artista a riprendere in mano alcuni brani rimasti chiusi nel cassetto da allora, ed il risultato è un’altra opera meritevole. Laurel Hell,il cui titolo è un’espressione usata negli Appalachi meridionali per indicare dei boschetti di alloro, tanto belli quanto mortali per coloro che vi rimangono intrappolati dentro, punta come sempre su singoli d’impatto, senza sbagliarne uno, e una decina di tracce, la maggior parte delle quali al di sotto dei tre minuti, intrise delle atmosfereeighties che abbracciano principalmente i Cure di “Disintegration” (1989) e la dialettica di Kate Bush, alternando momenti introspettivi ad altri più dance e colorati. Leitmotiv dell’album, il cosiddetto “inferno d’alloro”, sono amore e isolamento, quest’ultimo in particolare vissuto non solo a livello fisico, ma anche mentale.

Lo scenario etereo e i ricordi di Valentine, Texas aprono ad uno dei pezzi migliori del disco, la cinica ballad Working For The Knife, ingranando poi con i synth danzerecci di Stay Soft. Alle luci della ribalta si contrappongono i lati oscuri della fama e dell’industria musicale nelle metafore avvolte dalle atmosfere più pesanti e sintetiche di Everyone, mentre Heat Lightning è un luogo sicuro nel quale ripararsi durante una tempesta. Accelerano i ritmi nell’ottima The Only Heartbreaker, unico brano nella carriera di Mitski a presentare una scrittura a quattro mani, insieme al cantautore e produttore Dan Wilson, poiché definito dalla stessa come un puzzle impossibile da risolvere; continuando sulla stessa strada con la motivazionale Love Me More.

I battiti del cuore e i sussurri lievi di There’s Nothing Left Here For You rappresentano l’ultimo saluto ad un amore ormai finito, argomento su cui è focalizzato l’intero trittico conclusivo con l’intricato labirinto di pensieri ed isolamento dalla propria metà di Should’ve Been Me, il distacco e il cambiamento imminente della più breve I Guess e la relazione travagliata e quasi solo “fisica”, dalla quale si desidererebbe di più e al contempo risulta difficile uscire, raccontata dalle note di That’s Our Lamp. La mezz’ora di “Laurel Hell” scorre via velocissima e si fa riascoltare ben volentieri: Mitski riesce a fare nuovamente centro con storie, forse tra le più personali raccontate, e temi apparentemente semplici, ponendo al centro se stessa e le proprie emozioni, in un’alcova sicura da cui poter analizzare il presente e ritrovare una piccola luce da seguire verso il futuro.

(2022, Dead Oceans)

01 Valentine, Texas
02 Working For The Knife
03 Stay Soft
04 Everyone
05 Heat Lightning
06 The Only Heartbreaker
07 Love Me More
08 There’s Nothing Left Here For You
09 Should’ve Been Me
10 I Guess
11 That’s Our Lamp

IN BREVE: 4/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.