
Quando si pensa a Seattle e alla Sub Pop, inevitabilmente viene in mente di tutto tranne che l’hip hop. Una sorta di riflesso incondizionato che ormai da un bel po’ di anni ha iniziato a dover fare i conti con l’esistenza del progetto Shabazz Palaces, una delle migliori avanguardie hip hop in circolazione capitanata da Ishmael Butler, che a Seattle peraltro ci è nato e cresciuto. Hanno pubblicato tanti dischi gli Shabazz Palaces, una serie di viaggi interstellari in pieno immaginario afrofuturistico che, a pensarci bene, sono la perfetta descrizione di ciò che Butler propone con e nella sua musica. E accade anche in questo It’s A Style Sport, il suo nuovo lavoro sulla lunga distanza dove ancora una volta la old school incontra il presente e si proietta nel futuro senza intaccare niente di ciò che ciascuno di questi mondi porta in dote.
L’ottavo lavoro in studio degli Shabazz Palaces si muove sempre ai confini, della musica, della società , in quelle terre di mezzo dove la musica e in modo particolare questo genere di musica racconta la realtà tutto intorno a noi, quella dove buoni e cattivi si scambiano spesso e volentieri i ruoli e dove il nemico può benissimo nascondersi tra le fila di entrambe le fazioni, invertendone così i ruoli fino a renderli irriconoscibili ad occhi meno allenati a scovare il marcio. La produzione del disco è clamorosa, nel senso che ogni minimo dettaglio è piazzato al suo posto in maniera maniacale, mai una sbavatura, mai un suono che sembri messo lì a riempire un vuoto ma piuttosto una indefinita quantità di materia sonora che quel vuoto va a colmarlo in maniera naturale, fra trame jazzate, soul d’annata e uno spirito noir che possiede − ovviamente nel senso di una possessione ultraterrena − l’intero album.
La miriade di diavolerie elettroniche messe in campo da Butler si fondono spesso e volentieri con strumentazione analogica che dà al tutto un tocco talmente umano da farti ripiombare sulla terra, come ad esempio il contrabbasso grasso e spesso che attraversa da cima a fondo Field Notes o il meraviglioso piano che percorre Deadstock Dude in tutto il suo fumoso incedere trip hop. Un modo per incrociare le strade dell’uomo e delle stelle, che sia in Terra o lì nell’orbita dove gira “It’s A Style Sport”. Una certa psichedelia sbilenca si appropria poi di Show Me Missouri In Mink, mentre Jheri Curl Jump ha un sapore classico pur nelle sue voci pitchate, a completare un puzzle astrale che in dieci brani traccia una rotta in cui ogni tappa disvela la sua natura solo una volta raggiunta, mai prima, lasciando così sempre un po’ di inquietudine per ciò che verrà subito dopo.
Come titola significativamente la traccia conclusiva del disco From One Future To Another, “da un futuro all’altro” sarebbe il claim perfetto per descrivere il costante lavoro e la ricerca di Ishmael Butler con Shabazz Palaces, che di perdersi nel passato non ha mai avuto e continua a non avere alcuna intenzione. Un lavoro che, nonostante i neanche quaranta minuti di durata, mostra un ventaglio di aperture, visioni e possibilità tendenti all’infinito in un percorso in continuo e inarrestabile divenire. Probabilmente il miglior tassello della discografia maturata da Shabazz Palaces fino a questo momento.
2026 | Sub Pop
IN BREVE: 4/5


