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Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

carrieandlowellSolo una terribile notizia come la morte della madre avrebbe potuto far tornare Sufjan Stevens dallo spazio. Ci riferiamo a “The Age Of Adz”, il disco del 2010, che davvero pareva il definitivo sbarco di Stevens verso lo sperimentalismo estremo (e, si sa, quando si varca quella porta, poi non si torna indietro). Ma ecco la terribile notizia: nel 2012 sua madre Carrie muore, stroncata da un terribile male, e Sufjan imposta i comandi per il ritorno a casa.

Carrie & Lowell è un disco incredibilmente intimo: una pagina di diario aperta e inzuppata di lacrime. Meravigliose canzoni folk, delicate e minimali. Bozzetti scarni inumiditi da una goccia di tutto: qualche chitarra e pianoforte, soffi di tastiere e una voce rotta. Niente più orchestre o elettronica o quella voglia di trasformare una canzone in una scatola che, una volta aperta, mostri una quantità di elementi da perderci il senno.

Il fatto è che, quello della famiglia, per Stevens non è mai stato un tema come gli altri. Anzi, al contrario, una vera e propria spina nel petto, dolorosa, dolorosissima. Due madri, due padri, due città, punti di riferimento che si spostano continuamente nell’emotività e nella geografia. Padri, patrigni, madri, matrigne: nomi che si rincorrono e in mezzo un ragazzo inquieto voglioso di un suo profilo. Le canzoni di “Carrie & Lowell” vanno alla ricerca di una madre forse frequentata troppo poco a causa del baratro di schizofrenia e depressione in cui si era cacciata.

In Should Have Known Better Sufjan canta: “avrei voluto scrivere una lettera, spiegando cosa sento, spiegandoti questo senso di vuoto”, o in Eugene: “qual è il senso di cantare delle canzoni se non le ascolterai mai?”. Con le foto nel booklet che mostrano una Carrie dallo sguardo sempre perso chissà dove. Ma se Carrie è una perdita che lacera il cuore di Sufjan, Lowell (il patrigno) è ragione di illusione e fiducia. Un uomo importante nella vita di Stevens e per la sua crescita. Base d’appoggio personale e professionale, una “season of hope” personificata da chi ha sempre creduto nelle sue qualità.

Ecco che, titolare il disco con i due nomi, Carrie & Lowell, significa guardare le circostanze con voglia di pacificazione. Dolorosa, straziante, ma necessaria voglia di pacificazione. Ed è sicuro, Stevens vestirà di nuovo la sua tuta da astronauta, setterà i comandi e tornerà nello spazio. Ma non ora. Non subito.

(2015, Asthmatik Kitty)

01 Death With Dignity
02 Should Have Known Better
03 All Of Me Wants All Of You
04 Drawn To The Blood
05 Fourth Of July
06 The Only Thing
07 Carrie & Lowell
08 Eugene
09 John My Beloved
10 No Shade In The Shadow Of The Cross
11 Blue Bucket Of Gold

IN BREVE: 5/5

Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.