Home RECENSIONI Ulver – The Assassination Of Julius Caesar

Ulver – The Assassination Of Julius Caesar

Solamente un anno è passato dallo strumentale e sperimentale “ATGCLVLSSCAP” e gli Ulver, forti del supporto della House Of Mythology, rilasciano un nuovo e particolare lavoro. I “lupi” (in norvegese) sono, per svariate ragioni, una delle formazioni più incredibili della storia della musica: la poliedricità che li ha sempre caratterizzati, talvolta quasi eccessiva, e il background dal quale provengono li ha resi un qualcosa di più unico che raro, lontani da qualsiasi tipologia di etichetta e difficili da contestualizzare in ottica evolutiva.

Prodotto in totale balìa della genialità del leader Kristoffer Rygg (Garm per chi ne ha apprezzato la musica dagli albori), gli Ulver in poco più di 20 anni sono passati dal crudo black metal degli esordi all’operistico avant-garde di fine anni ’90, per poi sperimentare con un disco puramente trip hop, un paio di uscite ambient, svariate colonne sonore, elettronica qua e là, psychedelic rock e infine, con il freschissimo The Assassination Of Julius Cesar, approdare senza alcun preavviso alla new wave e all’IDM, ribadendo con forza la totale indipendenza nei confronti di un panorama fin troppo catalogatore.

Il disco è, musicalmente, un pulito esempio di come avrebbero suonato i Depeche Mode se avessero recepito qualcosa di New Order e, perché no, Tears For Fears. Pesantemente basato sui synth, fa della mescolanza di output e influenze sonore la sua fortuna, accoppiando soluzioni funk a digressioni elettroniche (Rolling Stone), avvicinando parti atmosferiche a pezzi con inserti decisamente ballabili (So Falls The World).

La voce di Garm è profonda e riflessiva come sempre ci ha abituato, ma necessariamente lineare per non uscire dai dettami di un genere musicale che ha fatto delle sue peculiarità la sua fortuna, evolvendosi ma mai snaturandosi nel corso di oltre 30 anni. Voce che racconta sia di avvenimenti storici antichi che recenti, attualizzando milestones della storia romana e cristiana, cercando interconnessioni tra epoche che aiutino a comprendere se effettivamente le tragedie del passato siano riuscite a creare consapevolezza nell’uomo moderno. Per questa ragione i Nemoralia in onore della dea Diana diventano tributo nei confronti di una divinità moderna come la compianta Lady D; la Rolling Stone del sepolcro di Gesù Cristo è riferimento alla speranza in un nuovo messia; la caduta di Roma antica è monito sull’importanza fondamentale delle basi culturali e ideologiche nelle civiltà più evolute.

Stupisce, come al solito, la sapienza con la quale gli Ulver riescono a gestire la vocazione edonistica del proprio leader a ricercare l’appagamento attraverso la metamorfosi. Garm non è innovatore, lungo la sua carriera ha avuto la sapienza di riproporre e citare opere, movimenti, atmosfere condendole con la propria personalità e solamente a tratti si è elevato a inventare (i lavori con gli Arcturus ne sono forse l’unico esempio). Garm è esteta della musica, la sua capacità nel modificare il proprio suono e le proprie referenze a seconda del mood del momento è stata la fortuna di una band come gli Ulver, che anche con quest’ultima uscita conseguono lo scopo di produrre un LP di qualità.

(2017, House Of Mythology)

01 Nemoralia
02 Rolling Stone
03 So Falls The World
04 Southern Gothic
05 Angelus Novus
06 Transverberation
07 1969
08 Coming Home

IN BREVE: 4/5

Michele Brusa
Da sempre convinto che sia il metallo fuso a scorrere nelle sue vene, vive la sua esistenza tra ufficio, videogames, motociclette e occhiali da sole. Piemontese convinto, ama la sua barba più di se stesso. Motto: la vita è troppo breve per ascoltare brutta musica.