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Wolf Alice – Blue Weekend

“Sometimes you hear a song and it makes you feel better, or you hear a song and it makes you feel seen. I remember feeling blue about something, and thinking, ‘I wonder what songs I can listen to that will be about what I’m feeling right now’ “, da questa idea di Ellie Rowsell ha preso lentamente corpo Blue Weekend, breve racconto di una notte ed evoluzione di uno stato d’animo in undici tracce, accompagnate per la maggior parte da video dalle atmosfere lynchane, nei quali sogno e realtà si intrecciano e si confondono.

Giunti al loro terzo giro di valzer, i Wolf Alice hanno sviluppato uno stile inconfondibile, anche se risultano abbastanza divisori e non sempre apprezzati da tutti, nonostante le notevoli doti vocali della frontwoman e la qualità di composizione e scrittura. Pur essendosi aggiudicato il Mercury Prize 2018, il rinomato sophomore “Visions Of A Life” (2017) aveva sollevato delle perplessità sul futuro del gruppo, il quale sarebbe potuto rimanere vittima, presto o tardi, di quell’aria di revival che spesso aleggia intorno a chi gioca a mescolare indie, shoegaze e affini: solo il successivo lavoro avrebbe potuto avvallare tale ipotesi o smentirla.

Il terreno battuto è ancora quello tra dream pop e rock alternativo, anche se in questo caso l’ago della bilancia propende in maniera più evidente verso il primo, con una maggiore presenza di parti acustiche e psichedeliche. Il percorso inizia con il crescendo carico di aspettative e di cori di The Beach, e continua con i sogni ad occhi aperti di Delicious Things e Lipstick On the Glass.

La voce angelica di Ellie spiazza ancora di più quando racconta le cose più terribili, come nella passata “Formidable Cool”, o esprime sentimenti contrastanti come la rabbia: ne è un ulteriore esempio Smile, uno dei pezzi cardine del disco, elettrizzante, cattivello e studiato per rendere bene dal vivo.

Ricordi, fantasmi e cuori spezzati fanno da sfondo alla breve e minimale Safe From Heartbreak (If You Never Fall In Love) nella quale i soli protagonisti sono voce e chitarra acustica, mentre nella successiva How Can I Make It OK? la fanno da padroni i synth, insieme alla voglia di ritrovare la felicità e non vivere più nella paura. Una buona dose di ironia e scintille riot grrrl punk vengono sprigionate dalla più esplosiva e scatenata Play The Greatest Hits, per poi rallentare con la sensuale Feeling Myself.

Il trittico finale è composto da un’altra traccia fondamentale, l’eterea The Last Man On Earth, che con il suo piano appena accennato richiama molto le sonorità contenute in “Depression Cherry” (2015) dei Beach House, a cui fa seguito il paesaggio sonoro intessuto da mellotron e linee di basso, che incornicia la ricerca di pace interiore cantata in No Hard Feelings, e la conclusione serena affidata a The Beach II.

Rowsell e soci centrano il bersaglio senza stravolgere il loro stile, dimostrando una grande crescita e maggiore solidità e convinzione nelle scelte effettuate e nella costruzione di ogni brano, facendo evadere l’ascoltatore, lasciandolo precipitare in un piccolo abisso sognante e malinconico allo stesso tempo: innovazione non è il termine che si addice di più a “Blue Weekend”, ma ciò che è certo è che i Wolf Alice sono ancora ben lontani dall’essere risucchiati dal temuto buco nero del puro e semplice revival.

(2021, Dirty Hit)

01 The Beach
02 Delicious Things
03 Lipstick On The Glass
04 Smile
05 Safe From Heartbreak (If You Never Fall In Love)
06 How Can I Make It Ok?
07 Play The Greatest Hits
08 Feeling Myself
09 The Last Man On Earth
10 No Hard Feelings
11 The Beach II

IN BREVE: 4/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.