Billie Eilish – WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?

Giusto per darvi un’idea di chi/cosa stiamo parlando, vi diciamo che Billie Eilish O’Connell è nata a Los Angeles il 18 Dicembre 2001, in pratica meno di quattro mesi prima che la prima pagina del sito su cui vi trovate in questo momento andasse online. Ecco, l’immediata e inoppugnabile considerazione è che Billie è giovanissima mentre noi… beh, noi lo siamo meno, mettiamola così.

Un po’ meno scontato, invece, è comprendere come già da un anno a questa parte una diciassettenne possa essere riuscita a farsi considerare il futuro del pop e non solo. È chiaro che l’hype è stato fatto montare a dovere grazie alla promozione perfetta messa in piedi da management e casa discografica, convinti entrambi (a giusto titolo) di avere fra le mani una vera bomba. Ma occuparsi solo di strategie di marketing, di piazzamenti più o meno credibili e certificabili nelle varie chart digitali, di follower e di streaming sarebbe ingeneroso nei confronti di ciò che ha decretato la vera attesa per quest’esordio di Billie Eilish: i pezzi. Sì, perché bastavano giusto un paio di orecchie per rendersi conto di come quella manciata di singoli rilasciati nell’ultimo anno avessero la scintilla che solo chi è destinato a fare il botto possiede.

WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO? arriva così sul mercato con lo stesso impatto di una decina di Mentos dentro una bottiglia di Coca Cola, soprattutto perché Billie Eilish e suo fratello maggiore Finneas (che ha prodotto il disco) avrebbero potuto battere il ferro finché era bollente, infarcendo la tracklist di cloni dell’esplosivo singolo You Should See Me In A Crown, invece hanno scelto di seguire l’istinto e l’album è diventato schizofrenico, spiazzando per una mancanza di uniformità che anziché disturbare affascina tremendamente.

Con un timbro sempre a cavallo tra Lana Del Rey e Lorde, due innegabili riferimenti anche nel loro frequente contrasto tristezza/felicità, Billie si lancia in considerazioni non scontate su quella piaga che è diventata l’uso degli psicofarmaci e in modo particolare dello Xanax fra i ragazzi americani (Xanny), flirta col suicidio (Listen Before I Go) e si mostra poi più fragile, com’è giusto e normale essere alla sua età, quando c’è da affrontare un amore che lei filtra attraverso una lente tanto romantica quanto oscura (Wish You Were Gay e I Love You).

Il minimalismo delle tracce va da ritmiche cadenzate e vagamente clubbing (Bad Guy e l’eccezionale Bury A Friend) a strutture hip hop (All The Good Girls Go To Hell), passando per venature electro-dark (My Strange Addiction) e arrivando persino all’uso dell’ukulele (8), proprio l’ultima delle trovate strumentali che ci saremmo potuti aspettare, estrema testimonianza di quanto si diceva poco sopra riguarda l’istinto che impregna un album che minuto dopo minuto sembra non andare mai dove sarebbe stato logico andasse.

Il sospetto che il personaggio interpretato da Billie Eilish, con i suoi occhi spiritati, l’abbigliamento sportivo oversize, la depressione dipinta sul volto e l’humor nero e tagliente durante le interviste, non sia affatto una maschera ma solo l’attuale dimensione artistica e umana di un ragazzina neanche maggiorenne, diventa sempre più una certezza con lo scorrere del disco, quando poco a poco ci si rende conto che l’urgenza espressiva è reale e non costruita a tavolino.

Ma la sostanza, che poi è quello cui si dovrebbe badare sopra ogni cosa, è che “WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?” è un lavoro estremamente ispirato, genuino come non se ne vedevano da tempo, profondamente rappresentativo della generazione di riferimento della sua autrice ma al tempo stesso maturo, tanto musicalmente quanto nel modo stesso in cui vengono affrontate determinate tematiche, con la schiettezza e la sfacciataggine che solo un/una pischello/a che sa il fatto suo può mettere sul tavolo. Difficile immaginare in che direzione potrà evolversi il fenomeno Billie Eilish, se il pop o il rock o quel che è ripartirà davvero da quest’album e da chi l’ha firmato, ma è chiaro che anche dovesse fermarsi qui il motivo per ricordarla l’avrà comunque lasciato.

(2019, Darkroom / Interscope)

01 !!!!!!!
02 Bad Guy
03 Xanny
04 You Should See Me In A Crown
05 All The Good Girls Go To Hell
06 Wish You Were Gay
07 When The Party’s Over
08 8
09 My Strange Addiction
10 Bury A Friend
11 Ilomilo
12 Listen Before I Go
13 I Love You
14 Goodbye

IN BREVE: 4,5/5