
Basterebbe fermarsi ai sei minuti abbondanti di Hit My Head All Day, brano che inaugura il disco, per rendersi conto di come questi Dry Cleaning targati 2026 abbiano tirato in ballo qualcosa di inedito dalle loro parti: un groove costante che serpeggia per l’intera traccia, un afflato dalle forti propensioni funk, un pezzo che vista la durata e lo stile ha tutt’altro che le sembianze di una traccia d’apertura e ben poco di ciò che i Dry Cleaning sono stati fino a questo momento. Ed è un gioco di cui Florence Shaw e i suoi dimostrano di conoscere molto bene le regole, equalizzando ciò che gli è sempre appartenuto in modo tale da modificarne la resa verso direzioni diverse, il che li proietta verso variazioni sul tema che possono solo che giovare a una band finora decisamente ancorata al proprio mondo di riferimento.
Non è sicuramente un caso che questo Secret Love, loro terzo lavoro in studio, arrivi adesso a oltre tre anni di distanza dal precedente “Stumpwork” (2022), che la produzione sia passata dalle mani di John Parish (al timone nei primi due dischi) a quelle di Cate Le Bon, che il disco stesso non sia nato in un luogo solo ma in modo itinerante tra Irlanda, Francia e Stati Uniti, come a volerlo impregnare di nuove energie. E proprio a proposito della produzione, il suono secco e la linearità delle soluzioni dei Dry Cleaning in “Secret Love” si spingono ancora più in là , riducendo spesso il tutto a un mucchietto d’ossa, che sono solo ossa ma grazie al lavoro di Le Bon finiscono per ricordare quello che prima era un corpo in movimento. Il cadenzato nervosismo che caratterizzava la band, ad esempio, in “Secret Love” si prende spesso una pausa, lasciando spazio a soluzioni altre e a volte sorprendentemente più ariose come in Let Me Grow And You’ll See The Fruit, che ha un pregevole tocco folkeggiante.
E poi c’è Blood che, piazzata al giro di boa del disco, si staglia sul resto del tracklist non soltanto per la sua struttura soffocante (che è una sensazione piuttosto diffusa per tutti gli oltre quaranta minuti di durata dell’album oltre che nel resto della discografia dei Dry Cleaning) ma per quella che è la prima, vera, diretta esposizione politica dei quattro londinesi (e a dire il vero neanche l’unica del disco, quindi consigliamo di dare particolare attenzione ai testi delle undici tracce): il sangue è quello che vediamo scorrere sui nostri schermi quotidianamente, proveniente da parti apparentemente remote del mondo ma in realtà più vicine e connesse a noi di quanto siamo indotti a pensare. Un grido che non può non risaltare, annegato com’è nello spoken drammaticamente greve di Shaw.
Così l’etichetta post punk, che quasi mai ha davvero senso, nel caso dei Dry Cleaning inizia con “Secret Love” a diventare dannatamente stretta (anche se la solita dose di roba come Wire e The Fall è sempre viva e tangibile nella loro musica), perché “Secret Love” è un disco che graffia poco con le chitarre e tanto con le parole, che mischia punk e poesia come fossero colori della stessa tavolozza, che ti sputa addosso ma non è saliva bensì sangue, che si guarda intorno con rassegnazione ma anche con consapevolezza, che vede e registra paranoie e inquietudini ma invece di fuggirle sta fermo lì ad affrontarle di petto. Tutte caratteristiche che rendono questo terzo album dei Dry Cleaning il lavoro più ambizioso, ricco di sfumature e a fuoco di una band matura e con le idee chiare sul percorso da seguire.
2026 | 4AD
IN BREVE: 4/5


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