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Phoebe Bridgers – Punisher

Phoebe Bridgers è un vero fiume in piena: giovane e instancabile, è impegnata su mille fronti con due progetti paralleli, Boygenius (con cui ha collaborato recentemente a un brano di Hayley Williams) e Better Oblivion Community Center, e vanta molte partecipazioni, di cui alcune in qualità di corista in quattro brani dell’ultimo lavoro dei The 1975, che avrebbe anche dovuto supportare nel corso del loro tour americano.

Pubblicato un giorno prima del previsto, Punisher è il suo secondo lavoro in studio: scritto tra l’estate del 2018 e l’inverno del 2019, è stato prodotto dalla stessa Bridgers insieme a Tony Berg ed Ethan Gruska, già collaboratori alla produzione nel debut. Atmosferico e dominato dalle consuete sonorità emo e indie folk, ogni tanto spezza i ritmi con brani di spicco, risultando coerente, ma meno monotono del suo predecessore. Le tematiche ricorrenti sono quelle della depressione e dei rapporti difficili, spesso giocate su dualismi e sentimenti contrastanti di paura e speranza, ben esposti grazie alla stesura di testi emotivi e personali, mai banali o eccessivamente smielati.

Il breve intermezzo DVD Menu introduce il primo estratto Garden Song, ispirato a un incubo ricorrente avuto da Phoebe durante lo scorso tour e riferito ai bei pensieri che si avverano in contrasto alle paure, ed è seguito dalla leggera ballad uptempo Kyoto. Caratterizzata da un incedere fanfaresco per via della presenza di corni, fa riferimento sia al difficile rapporto tra la cantante e il padre che al tour in Giappone: anche qui prevale il dualismo amore/odio per il tour e per il ritorno a casa.

È poi la volta della title track, l’intima Punisher, un tributo al cantautore Elliott Smith, il cui tema è quello della depressione e chiama in causa il rapporto con i fan, ricordando quando era la vocalist a rincorrere i propri idoli. La cupa Halloween, in cui la protagonista è una chitarra baritona, vede la partecipazione di Conor Oberst: la traccia parla di una relazione giunta al capolinea, nella quale si finge che sia tutto ok solo per evitare drammi. Vi sono poi le percussioni coinvolgenti dell’emotiva Chinese Satellite, il cui tema è la mancanza di fede, la quieta Moon Song e la folk ballad sognante Saviour Complex, che trattano nuovamente gli alti e bassi nelle relazioni.

ICU, ultimo brano ad aver anticipato l’album, parla del rapporto tra Phoebe e il batterista Marshall Vore, con il quale, dopo una relazione e una dolorosa rottura, è riuscita a riconciliarsi, coltivando un’amicizia speciale. Il finale è affidato alla struggente Graceland Too e alla ballata folk I Know The End, traccia conclusiva e tra le più apprezzabili del disco, che a dispetto della sua tonalità esprime una visione desolata del mondo e del futuro.

Ideale seguito di “Stranger In The Alps” (2017), “Punisher” riconferma le doti di Phoebe, facendole compiere un passo in avanti grazie a una piccola evoluzione nelle sonorità e nella stesura dei testi, i quali mettono in risalto un lato oscuro della cantante oltre a quello luminoso e cristallino cui ci aveva abituati.

(2020, Dead Oceans)

01 DVD Menu
02 Garden Song
03 Kyoto
04 Punisher
05 Halloween
06 Chinese Satellite
07 Moon Song
08 Savior Complex
09 ICU
10 Graceland Too
11 I Know The End

IN BREVE: 4/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.