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Warpaint – Radiate Like This

I sei anni che hanno seguito “Heads Up” (2016), terza fatica delle Warpaint, sono stati intensi per il quartetto californiano: tra lavoro, progetti solisti, viaggi e vita privata, Emily Kokal e socie non erano certe di riuscire a tornare al più presto con qualcosa di nuovo. Trovato del materiale su cui lavorare a inizio 2020, fu la pandemia a cambiare nuovamente le carte in tavola, obbligando il gruppo a trovare nuovi equilibri e metodologie di lavoro alternative. La scelta di posticipare l’uscita di Radiate Like This, aspettando un periodo favorevole che ne consentisse la promozione in tour, ha permesso alla band di focalizzarsi su ciascuna delle sue dieci tracce, assemblandole pezzo per pezzo, analizzarle, destrutturarle e ricostruirle di nuovo, seguendo la tecnica di origine surrealista dell’exquisite corpse, omonimo titolo anche del loro ottimo EP di debutto.

Prodotto dal gruppo in collaborazione con Sam Petts-Davies (Thom Yorke, Radiohead, Roger Waters, Skullcrusher), l’album si presenta come un percorso ascendente tra art rock e dream pop, condito da dettagli soul ed r’n’b, quasi privo di pezzi dai contorni più definiti o danzerecci che erano invece presenti in “Heads Up” e “Warpaint” (2014), la cui mancanza però alla lunga si percepisce, e che trae ispirazione dall’ultimissima produzione in studio dei Radiohead, “A Moon Shaped Pool” (2016) (alla cui realizzazione ha preso appunto parte anche Davies), mentre dal punto di vista testuale è la passione a farla da padrona.

Rappresentano una valida apertura l’hyperpop di Champion, che funge da ponte ideale con il disco precedente, e l’ottimo dark groove di Hips, brano corale che nelle sue liriche incorona una figlia come una piccola messia, probabilmente dedicato alla bimba di Emily. Ad essi segue quello che appare come un primo lungo riempitivo costellato di synth luminosi, Hard To Tell You, che al pari delle sezioni ritmiche leggere delle asciutte Like Sweetness e Altar, e gli echi delle sirene ipnotiche e attraenti di Melting, non aggiunge tratti particolarmente significativi all’opera, pur avendo un buon potenziale.

Nella ballad Stevie sono presenti richiami all’icona dei Fleetwood Mac, Stevie Nicks, non solo nel titolo, ma anche nelle atmosfere tra pop e folk rock, mentre gli archi e il piano di Trouble rendono rispettivamente omaggio a due divinità anni Novanta sempre care al quartetto, Björk e Tori Amos. Spiccano le sperimentazioni dell’oscura e trasognata Proof, giungendo alla conclusione con l’esplicita, scarna e acustica Send Nudes.

L’etereo “Radiate Like This” appare come un lavoro lineare forse fin troppo meditato e costruito, piuttosto che mosso da reale ispirazione artistica, valido dal punto di vista della produzione e per alcune piccole intuizioni situate in brani chiave, ma carente di inventiva, soprattutto in alcuni passaggi un po’ troppo ripetitivi e non abbastanza intriganti, nonostante testi e melodie volessero spingere in tale direzione.

(2022, Heirlooms / Virgin)

01 Champion
02 Hips
03 Hard To Tell You
04 Stevie
05 Like Sweetness
06 Trouble
07 Proof
08 Altar
09 Melting
10 Send Nudes

IN BREVE: 3/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.